Mi hanno rotto il giocattolo e non solo quello
E' come svegliarsi una mattina e scoprire che una delle cose a cui più tenevi, per cui tanto avevi dato (e nel caso degli interisti, poco ti aveva restituito), che ti faceva emozionare nel bene e nel male, sempre e comunque, non c'è più.
E se c'è ancora non è come tu te la ricordavi, come vent'anni fa tuo padre te l'aveva fatta conoscere, portandoti "a cavalluccio allo stadio", e facendoti uno dei regali più grandi che si possa ricevere, una passione e una fede che ti avvolgeva e avvinceva 24 0re su 24, 7 giorni su 7.Una volta aspettavi trepidante la domenica, non per la messa (non ci sarebbe comunque niente di male), ma perchè non vedevi l'ora che arrivassero quei fantastici 90°, volevi viverli o allo stadio, rigorosamente e felicemente con papà, o ascoltando la "radiolina", da solo o con gli amici. Si poteva vincere o perdere ma erano momenti fantastici, unici e irripetibili. Oggi no, questa poesia non esiste più, e io, per fortuna, ho fatto appena in tempo ad assaporarla. Oggi c'è Sky (che in inglese significa cielo, ma almeno guardare quello non costa così tanto), partite tutti i giorni, e per le società è più importante contare i cartelloni pubblicitari esposti, che soddisfare e agevolare gli spettatori paganti (che danno pure fastidio, perchè se sono lì di certo non stanno usufru
endo della pay-per-view, il cui significato è chiaro anche senza traduzione).Ma siccome al peggio non c'è mai fine, adesso si scopre che tutta la dedizione che mettevamo
per coltivare la nostra passione era inutile, perchè qualcuno (nella foto a sinistra, un esempio puramente casuale di questo qualcuno) sapeva già tutto, o meglio aveva già deciso tutto, lasciandoci l'illusione, come si fa con i matti, che quello che stavamo vivendo fosse reale. Ebbene non lo era. Era come leggere il libro di storia e sperare che Napoleone (nella foto a destra) vincesse la battaglia di Waterloo. Ma se la storia non si può cambiare, l'attualità sì. Finchè siamo in tempo (e ce ne resta veramente poco) dobbiamo salvare il nostro calcio dai giochi di potere di un sistema malato, che sta trascinando in un baratro senza fine, una delle cose più belle che l'uomo, tra una guerra e l'altra, sia mai stato in grado di creare.


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